Come pagazio così pittazio
Tra le persone e le personalità che ho avuto modo di conoscere e di frequentare, nella mia permanenza di addetto stampa alla Croce Rossa Italiana, ve n’è stata una dotata di spontanea genialità, che colta da improvvisa ispirazione, aveva pensato di cimentarsi nell’impegnativo ruolo di editore.
Così aveva cominciato col metter su un mensile della Croce Rossa Italiana, cui aveva dato nome ‘Erasmo’, nella certezza – ma era pura illusione – che si sarebbero abbonati i mille e più di mille esponenti dell’organismo umanitario. Tra gli altri compiti assegnatimi v’era quello di far sì che nelle pagine trovassero lo stesso spazio, tutte le componenti della CRI, pronte ad attivarsi, a favore delle fasce deboli della popolazione.
Colta oramai dal virus dell’editoria, la persona di cui parlo, non se ne stette ferma: Avocò a sé, pure un mensile rotariano e in seguito ebbe, dal dicastero competente, l’esclusiva della nascente rivista delle Poste. Il mio lavoro, da uno, si stava adesso, moltiplicando per tre!
Inoltre, occorreva revisionare, con garbo, le cervellotiche dissertazioni, che venivano fatte dagli improvvisati ‘letterati’ sulle pagine dei loro stessi mensili. Prospettai l’incresciosa situazione degli ‘scrittori per diletto’, all’editore, il quale, dopo qualche momento di perplessità, mi rassicurò con un “Ce pensi mì!”.
L’indomani mattina, aveva trasformato la sala riunioni, in aula scolastica, ponendo in bella vista – al posto della lavagna – un cavalletto con enormi fogli di candida carta, che si accingeva a vergare, per spiegare ai suoi poco diligenti ‘alunni’, come si scrive un articolo. Il piccolo e non trascurabile particolare era rappresentato dal fatto che il ‘maestro’, nella pletora dei suoi uditori, aveva inserito anche me e mi elargiva consigli a bizzeffe, dimenticando che mi portavo sul groppone, oltre cinquant’anni di giornalismo. Ricordo che una volta mi chiese qual era il mio primo pensiero, allorché mi veniva richiesto di scriverci un importante articolo. Risposi come quel tale pittore cui un nobiluomo gli aveva commissionato un suo ritratto, e voleva sapere quanto gli venisse a costare. L’artista ribatté senza indugio: “Come pagazio così pittazio”.
Per pura informazione, aggiungo che i mensili di cui s’è prima detto, ebbero breve vita, mentre dell’intraprendente editore ho perso le tracce. Né saprei dire, se fa ancora l’editore.
