Il Re è nudo

  • Ricordando quel tempo che fu

    Da isola a carattere familiare, qual era stata sin da principio, l’isola era diventata – a buona ragione – internazionale. Non era ormai stata adottata – come da principio – solo dai ‘pionieristici’ tedeschi, ma arrivavano adesso turisti da tutto il mondo. Passeggiando sul litorale di Lacco Ameno, mi trattenni a guardare un giovane pescatorello, che nel suo gozzo se ne stava intento a cucire le reti. Non seppi trattenermi dall’intavolare con lui, per poi digli baldanzoso: “Lo sai che quando io venivo qui, tu ancora dovevi nascere?

    Pensa un po’ che non c’era ancora il pontile in cemento armato; il vaporetto si ancorava al largo e lo raggiungevano le barche, per portare le persone alla spiaggia. E al posto della pensione qui accanto, c’era il ristorante ‘Marietta’, che a sera, veniva trasformato in Monkey Bar, e poco prima della mezzanotte, usciva a cantare un duo formidabile, composto da Dora Musumeci e Fausto Cigliano. Rizzoli, intanto approvava i primi progetti degli ingegneri che avrebbero costruito l’Hotel Regina Isabella, e Marzotto, per non essere da meno, convocava le maestranze, per porre la prima pietra al suo albergo di Porto d’Ischia. Si andava a ballare al Monkey Bar e il più elegante veglione di Ferragosto, era quello dell’Excelsior… Il mio paziente giovane ascoltatore, continuando ad avere il capo chino sulla sua rete, interrompe il flusso dei miei ricordi, per dire: “Ma vuje, pe’ sape’ tutte sti cose, avita essere viecch.

    Viecchio assaie!”

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  • La lista confusa

    Nei primi anni della celebrazione della Festa della Repubblica, vi fu un Prefetto (pare di Napoli) che stanco di accogliere nei suoi saloni, al ricevimento pomeridiano del 2 giugno, la pomposa pletora di aristocratici, con l’intramontabile corredo di duchi, duchesse e duchini, tenendo altresì presente che o titoli Nobiliari erano stati aboliti dalla Costituzione, in primo accordo con la consorte, decise, che era ormai tempo di lasciare a casa ‘l’aristocrazia dei blasonati’ per accogliere con tutti gli onori, la ben più meritoria “Aristocrazia dei Talenti” composta da egregi professionisti e da illustri, che con la loro silenziosa opera, davano lustro al risorgere dell’Italia. A redigere la “Lista dei Talenti” ed a spedire gli inviti, fu incaricato il Capo della segreteria, che passò l’incarico al suo vice e questi al vice del vice del vice.
    Facile da prevedere, è che i Talenti – che non avevano mai ricevuto l’invito rimasero a casa e al ricevimento del 2 giugno, il Prefetto e la consorte sommamente sbalorditi, videro arrivare l’abituale pletora di blasonati alla testa marchesi, marchese e marchesini.

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  • Col caro affitto, C’è ‘o quatto ‘e maggio

    Nei primi decenni del secolo scorso, era d’uso che il quattro di maggio, scadessero gli affitti delle abitazioni, e gli affittuari, non potendo sostenere l’aumento al ‘pesone’, richiesto dai propri degli appartamenti, dovevano ricorrere al ‘sensale, per l’affitto di un più economico ‘quartinetto’. Erano i tempi in cui al Salone Margherita, Armando Gil cantava ‘ ‘Na casarella // pittata rosa // ‘ncopp’’e Camaldule // vurria tene’ ‘ E ai delicati versi di Ernesto Murolo, facevano riscontro, quelli più corrosivi di un’altra canzone, stavolta non solo eseguita, ma anche scritta dallo stesso Armando Gil: ‘Vene ‘o padrone ‘e casa // dice ‘

    Aa mesata è poca // mettitece ‘a ‘si loca’ // che ce pensate a fa’?! // …E io lascio //pure chella casarella // speranno ‘e ne truva’ // una cchiù balla…

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  • Il capretto e la fellata

    Il tradizionale pranzo della Pasqua comprende l’agnello, che da Roma in su viene l‘infornato nel tenero abbacchio, mentre da Napoli in giù si opta per ‘o… ‘crapetto’. E se nel primo piatto ci si sbizzarrisce con la ‘pasta fatta in casa’, ovviamente irrorata dal ragù, quella che non deve assolutamente mancare è la ‘fellata’, là dove occhieggiano fette di salame di ogni tipo e altri salumi paesani tra piccole fette di ricotta salata. A far da cornice a tutto questo bendidio, vi sono le uova sode, che primeggiano sul ‘casatiello della Pasquetta’. L’autentico ‘colpo di grazia’ lo ha dato …a fine pranzo la pastiera, alla quale va reso merito, perché contiene tutti i colori e i sapori della Primavera. Evviva la pastiera! Evviva la Primavera!!

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  • Graffiti d’autore

    Ogge è trasuta ‘a Primmavera e finalmente
    me so’ levato
    ‘a maglia ‘e lana

    Questo il graffito che stava dipinto a caratteri cubitali, su una parete in tufo di Via Mafia Cristina di Savoia, la scoscesa e stretta arteria, che consente alle auto provenienti dalla collina del Vomero, di raggiungere il lungomare di Mergellina.

    L’arrivo della Primavera: della “stagion dei fiori”, precede di tre giorni un’altra gaia festa: quella di San Giuseppe, patrono degli artigiani e in particolare dei falegnami; oltre che dei papà e quindi dei bambini, al tempo in cui i bambini, giocavano

    Con i giocattoli in legno e non coi diabolici mostri dell’intelligenza artificiale.

    Ma con certi ricordi da matusa, meglio nun rovinarci la digestione, perché ci aspetta un ammaliante zeppolone, appena fritto e intriso di crema e amarena. Va gustato in un solo bucconeò tutto assieme: come si usa a Napoli!

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  • ‘Cura indovinata
    ‘A meglia medicina
    Vino ‘e Cantina
    Purpette ‘e cucina

    (Per saperne di più potete trovarlo nell’allegata rubrica il “L’ATTUALITA’”)