Le Recensioni

  • “A Steady Rain” – “Pioggia Infernale” in scena al Teatro Manzoni di Roma

    di Anele Marafondi

    Al Teatro Manzoni di Roma “A Steady Rain – Pioggia infernale” si propone come un intenso confronto tra Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi, impegnati a raccontare, da punti di vista diversi, la vicenda di due poliziotti segnati da un evento drammatico. Il testo di Keith Huff costruisce una narrazione fatta di tensione, ambiguità e rapporti umani messi alla prova, in cui la verità emerge gradualmente e non in modo lineare. La regia sceglie un’impostazione sobria ed essenziale, con una scenografia ridotta al minimo che concentra l’attenzione sugli attori e sulla forza della parola.

    Le luci e il disegno sonoro contribuiscono a creare un’atmosfera urbana e cupa, coerente con il tono della storia. Lupano restituisce con sensibilità la fragilità e i tormenti interiori del suo personaggio, mentre Gobbi dà corpo a una figura più concreta e pragmatica, segnata da contraddizioni profonde. Il dialogo tra i due è ben costruito e mantiene un buon equilibrio tra tensione emotiva e ritmo narrativo. Nel complesso, “Pioggia Infernale” è uno spettacolo solido e ben realizzato, con una recitazione convincente e una drammaturgia efficace. Pur senza puntare su effetti spettacolari, offre una riflessione interessante sui temi della responsabilità, dell’amicizia e delle scelte individuali, lasciando allo spettatore spunti su cui soffermarsi anche dopo la fine della rappresentazione.

    Lettura scenica dell’Iliade ai Musei Capitolini di Roma.

    di Anele Marafondi

    La lettura dell’Iliade (o meglio, dei personaggi omerici riletti in chiave contemporanea) proposta da Massimo Wertmüller e da Anna Ferruzzo al Campidoglio il 1° gennaio 2026 è stata un momento intenso e coinvolgente, capace di unire cultura, emozione e riflessione civile.

    Nell’Esedra dei Musei Capitolini, sotto la statua di Marco Aurelio, la voce di Wertmüller e Ferruzzo ha dato vita a figure antiche rendendole sorprendentemente vicine al pubblico di oggi. Gli eroi non sono apparsi come personaggi lontani e mitici, ma come uomini fragili, contraddittori, spesso stanchi della guerra e desiderosi di pace. Gli Dei, volutamente lasciati in secondo piano, hanno rafforzato questo sguardo “umano” sul racconto, rendendo la storia vicina alla nostra sensibilità contemporanea. Ad esempio, Achille è emerso in questo contesto meno come semidio invincibile e più come figura tragica, un guerriero spinto dall’ira e segnato dal destino, in un racconto che tocca le corde della contemporaneità. La scelta di mettere in luce il rifiuto della violenza e il valore della

    pace, in sintonia con i principi della Costituzione, di cui si celebrano quest’anno gli 80 anni dalla sua promulgazione, ha reso la performance particolarmente significativa nel contesto della manifestazione intitolata “Capodarte 2026”. Non si è trattato, perciò, solo di una lettura letteraria, ma di un invito a riflettere sul presente attraverso il passato. La scelta di mettere in luce il rifiuto della violenza e il valore della pace, in sintonia con i principi della Costituzione, ha reso la

    performance particolarmente significativa: la lettura, in sostanza, non si è limita a rendere viva la voce dei personaggi omerici in un linguaggio più contemporaneo, ma ha insistito con forza sulla loro inclinazione verso la pace, interpretando l’epopea come un monito contro la violenza e il conflitto. In un momento, dunque, come il primo giorno dell’anno e in un contesto culturale che celebra l’80° anniversario dell’Assemblea Costituente e i valori della Costituzione italiana, questa scelta ha risuonato come un invito potente alla riflessione civica.

    La performance ha condotto, così, lo spettatore a leggere l’antico non solo come mito lontano, ma come specchio del presente, in cui «quella guerra che la nostra Costituzione ripudia» non è concetto astratto ma realtà storica e contemporanea. Recita, così, l’art. 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace e la giustizia tra le Nazioni”.

    Il luogo, suggestivo e carico di storia, ha contribuito a creare un’atmosfera raccolta e partecipata. Il pubblico ha seguito con attenzione, percependo la forza di una narrazione semplice, ma profonda.

    La lettura di Wertmüller e Ferruzzo è riuscita a rendere Omero attuale, accessibile e vicino, trasformando un grande classico in un’occasione di dialogo tra memoria, arte e valori civili, anche grazie al commento musicale di Pino Cangialosi che ha arricchito e sostenuto la lettura.

    Black Comedy

    di Maria Antonietta Iannantuoni

    Su il sipario del ridotto dell’antico prestigioso teatro Mercadante di Napoli per il debutto nazionale della nuova opera teatrale, black comedy, testo e regia di Fortunato Calvino, drammaturgo e regista napoletano, una commedia grottesca e tenera, dove non mancano battute comiche, ma amare che non attenuano il dramma, ma lo rende più incisivo di quattro donne, completamente diverse. Il testo parla delle contraddizioni della città di Napoli, città, bella, maestosa, ricca di monumenti e di storia, ma torturata dal degrado di malavitosi, che il solo scopo è il sopruso, una tematica, antica, sempre uguale, la lotta tra il bene e il male. Il testo, appunto, descrive queste contraddizioni in una forma originale e nuova, la vittoria della fragilità che si oppone all’ arroganza del potere, vincendo l’amore delle due sorelle.  La vicenda si colloca in un contesto urbano dei quartieri spagnoli, dove convivono queste due realtà. La scena è unica, la casa di due sorelle, che rappresenta il loro rifugio, contro l’esterno, che è un mondo violento e rapace. Gina e Laura sono due sorelle, completamente diverse, che combattono quel mondo violento in un modo diverso, Gina, profondamente religiosa, la sua casa è un santuario, dove ogni sera prega per le anime dei suoi cari, Laura vive, sognando un amore ideale. La loro vita scandita dal lavoro e dalla loro realtà serena viene turbata dall’ arrivo nella quieta casa di tre malavitose, Rosetta, Filomena, e Nina che minacciano di toglierle la casa, il loro linguaggio è brutale, senza scampo, perché da lì possono controllare la piazza sottostante per i loro traffici illeciti. La fede dell’una e le illusioni dell’altra e non la forza sono le strategie e la resistenza per difendersi dall’arroganza e dalla violenza di quel mondo malavitoso. C’è in questa commedia noir uno spiraglio di vittoria contro l’ingiustizia di un mondo rabbioso. Brave tutte le attrici Antonella Cioli (Gina), Rosaria De Cicco (Laura), Stella Cerciello (Rosetta), Fabiana Fazio (Filomena), Eleonora Flauto (Nina), molto apprezzate dal folto pubblico, che ha applaudito con entusiasmo. Va ricordata la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli del prof Tonino di Ronza.

    Cena con sorpresa

    di Maria Antonietta Iannantuoni

    Su il sipario del palcoscenico de prestigioso teatro Diana di proprietà della famiglia Mirra e gestita ininterrottamente dalla stessa. Fondato nel lontano1933, sempre all’ avanguardia per accogliere spettacoli ed attori di grande valore, vincitore di numerosi, infatti, “Biglietti d’oro della commedia brillante”. “Cena con sorpresa”, firmata da quattro autori del teatro Golden di Roma, i versatili artisti fratelli Augusto e Toni Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli, noti per altri lavori di successo, la regia è di Toni Fornari.

    I protagonisti sono i brillanti attori Tosca D’ Aquino nelle vesti di Stefania, Simone Montedoro nelle vesti di Arnaldo, Toni Fornari in quelle di Francesco, Elisabetta Mirra in quelle della figlia Angelica. È una commedia molto divertente, scorrevole con battute spiritose, originali, generando situazioni comiche ed inaspettate, ma che, un tono leggero, esplora la mente dei perbenisti, che si oppongono alle situazioni lontane dalle loro realtà e che reagiscono in modo animoso ed analizza le ipocrisie e la fragilità delle famiglie. La commedia punta a stupire il pubblico con un finale a sorpresa che mostra un’apertura mentale dei personaggi, che fa riflettere e divertire.

    La scena è unica, una terrazza con un tavolo apparecchiato, è la casa di Stefania e Arnaldo, coppia benestante, affiatata, sposata da molti anni, genitori della venticinquenne Angelica ed hanno invitato per una simpatica cena un loro caro amico, cinquantenne Francesco, architetto affermato, scapolo impenitente, con il quale hanno condiviso tanti momenti felici della propria infanzia. Francesco durante la cena appare un po’ imbarazzato, ma, guardando Angelica, alla fine trova il coraggio di raccontare ai suoi amici di essersi innamorato, ricambiato di Angelica. Poveri genitori non riescono a capire, non sanno che Francesco da quasi un anno ha una relazione con Angelica, che ha sperato di rivelare in quell’occasione il loro amore. Con battute ironiche, satiriche e situazioni comiche ed inaspettate si dipana la commedia, promettendo riflessioni e divertimento, mirando a stupire il pubblico con un finale legato alla scoperta della sorpresa e alla speranza che si possa vincere quel falso perbenismo che stravolge i sentimenti. Applausi a scena aperta dal folto pubblico, che si rivede nella propria realtà, perché il teatro rappresenta la libertà di poter parlare e di esprimere le proprie idee ad un pubblico che ascolta e che afferma con gli applausi di concordare con tali idee. Bravissimi tutti e quattro gli attori, che riescono con bravura e semplicità a penetrare l’animo di ogni persona.