Attualità

  • Al primo giugno

    Wafers e vino paesano… e d’essere primo Presidente della Repubblica Italiana, Enrico De Nicola, proprio non ne aveva voluto sapere: diceva d’aver fatto la sua parte, anzi il suo dovere di Capo provvisorio dello Stato all’indomani del Referendum e d’aver retto tale carica, nel periodo intercorso dalla Costituente alla Costituzione; adesso toccava al Parlamento, eleggere il primo Presidente della Repubblica Italiana. E il 12 maggio del 1948, con voto unanime di Camera e Senato, alla più alta carica dello Stato, fu chiamato Luigi Einaudi. Mancava poco meno di un mese al 2 giugno e la ragguardevole data sarebbe stata celebrata solo negli anni a venire, nella più degna maniera. Einaudi però non volle lasciarla trascorrere, senza evidenziarne il significato. Così, con qualche parlamentare rimasto a Roma, con alcuni esponenti del Corpo diplomatico e con gli stessi membri della sua Segreteria, insomma quasi in famiglia, volle fare un beneaugurante brindisi alla nuova Italia. Le coppe furono riempite con vino frizzante, offerto da un colono gragnanese, e donna Ida Einaudi, su un rabberciato vassoio, offrì wafers, inviati da un biscottificio ligure, miracolosamente scampato ai bombardamenti aerei.

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  • ‘Che buone, quelle ciliegie!
    Era de Maggio
    e te careano ‘nzino
    a schiocche a schiocche li cerase rosse
    addurava de rose lu ciardino fresca era l’aria
    e tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe…

    I versi di Salvatore Di Giacomo vennero musicati da Pasquale Costa e restando nell’Olimpo della melodia, la canzone Cerasella, sfiorò la vittoria al Festival di Napoli.

    È ispirata pure dal piccolo saporoso frutto, c’è l’innamorato che ricorda ‘zingare’, quanno stive cu’ nico, nun magnave che pane e cerase’. E pure di pane e cerase, si nutre la protagonista di una novella di Dostoevskij. Insomma, Tra Napoli e Pietroburgo, si faceva colazione con pane e ciliegie. Eppure, per qualcuno ‘o mese d’e cerase, diventava il mese delle amarene, che sono senz’altro meno dolci delle ciliegie. Per quale ragione?

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  • Gli addobbatori Iberici

    Il calendario liturgico, annuncia che quest’anno, la Pasqua la si celebra domenica 5 aprile. Cosicché, nel giorno del Venerdì Santo, in ogni Chiesa, vengono allestiti i Sepolcri, nel devoto ricordo del Cristo morto. Ma più mesti di tutti, sono i Sepolcri che vengono preparati nelle Chiese di Napoli e dell’intera regione, con ricchi candelabri e artistici ceri, tappeti d’epoca, velluti e stoffe d’Oriente: un eccezionale lavoro degli addobbi, lavoro degli addobbatori campani: un’arte loro insegnata, allorché vi fu la dominazione spagnola e a Napoli i viceré arrivarono in pompa magna, col loro Patrono San Vincente Ferrer, oltre che con i pretenziosi addobbatori. E sempre nella tradizione religiosa del Venerdì Santo, c’è la visita alle sette Chiese che coi loro sepolcri, si trovano lungo quell’arteria che a dispetto della toponomastica per i napoletani, si chiamerà sempre Via Toledo. Nella notte precedente, si svolge, da parte delle Congreghe, le processioni degli incappucciati e coloro che sono andati al balcone per vederle e unirsi alle preci e ai cori, essendo questo giorno di digiuno, si sono rifocillati con pane al formaggio. L’indomani, per Pasqua, vi sarà un pranzo d’eccezione, con tutte le più tradizionali pietanze. Ma qui stiamo passando dal mistico al mangereccio, e quindi dal sacro al profano.

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  • Se c’è il sole prendi l’ombrello

    Marzo nu poco chiove
    N’’atu poco stracqua
    Torna a chiovere Schiove
    Ride ‘o sole cu’ ll’acqua
    Mo’ ‘nu cielo cupo e nero
    Mo’ n’’aria ‘e primmavera…

    Sono questi i primi versi della nota poesia di Salvatore Di Giacomo.

    Ma, a proposito della Primavera….

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  • Previsione errata

    Scongiuri a parte, parte, sembra che febbraio sia il mese in cui le malattie per influenza, raggiungono il picco. Se è vero che il vaccino antinfluenzale regge l’immunità per circa due mesi, i medici, consigliano i propri pazienti, di non farsi vaccinare, prima della metà di dicembre.

    ….Se poi, nonostante ogni precauzione, la febbre arriva lo stesso, per combatterla, non c’è che un rimedio: quale?

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  • Ogni anno, punto e a capo!

    ‘Ogni anno, punto e a capo!’ e il titolo, di uno dei primi spettacoli, scritto e interpretato da Eduardo De Filippo: la vicenda si svolge in uno studio radiofonico, dove una compagnia di attori, è impegnata nelle prove con uno bislacco regista. La commedia è poco nota, perché venne proposta – dato il suo argomento – solo per qualche giorno dalla RAI, …e quando poi arrivò la televisione, Eduardo credette bene, di mandare in onda, altri suoi lavori di maggiore prestigio. Eppure, questo titolo ‘Ogni anno, punto e capo!’, nel guardare il calendario, che porta la data del 1 gennaio, chissà porta a pensieri peregrini: a cominciare che metà della mia paga annuale, se la prende lo Stato per i servizi e se i servizi – per una ragione o per l’altra poi non funzionano, non posso non pensare che lo sto prendendo in quel servizio! …Auguri!!

    (Per saperne di più leggi la rubrica “IL RE E’ NUDO”)