Com’era verde
La nostra Ischia, parlo s’intende, dell’Ischia di tant’anni fa. Non che, a causa dell’indiscriminato sorgere di costruzioni edilizie, le sia stata tolta la denominazione di ‘isola verde’ per il naturale colore del terreno in cui crescono i rigogliosi arbusti. Che poi la speculazione edilizia abbia infierito, profittando dell’ingordigia dei locali proprietari terrieri. – c’era da aspettarselo- per fortuna, è da sempre rimasto il divieto di sopraelevazione e costruzioni abitative, si estendono in lunghezza e non svettano verso l’alto, lasciando a tutta vista il suggestivo panorama.
Ma senza andare oltre, preferisco abbagliarmi la vista coi flashes dei ricordi che nella mia memoria scattano e si alternano, l’un dopo l’altro. A cominciare da quando da ragazzo, con Carlo, mio amico e compagno di scuola, rifiutando il costoso traghetto della WPAN , prendevamo la Cumana, per imbarcarci sul ‘Salvatore Marino’, un piccolo peschereccio, in grado di caricare una sola auto e un massimo dieci passeggeri: navigava con le fiancate a pelo del mare col rischio di finire tutti a fondo.
Ma quel costante pericolo, mica ci metteva paura: magari immaginavamo d’essere costretti a tuffarci a mare e di raggiungere la spiaggia, cadendo esausti, come Robinson Crusoe.
Sbarcando al molo, la prima persona che ci veniva incontro, era Peppenella la sensale, la quale cantarellava ai nuovi arrivati: “Ve faccio affittà ‘nu buono appartamento a ‘nu buono mensile” Io e Carlo, prendevamo una camera – ricavata da uno stretto corridoio’, improbabile coabitazione con le pulci. Bevevamo l’acqua del Pisciariello, che poi fu dichiarata infetta!
Da sposato, tornai nella mia ‘isola verde, con moglie e figlio, in più confortevoli alloggi, ma dell’Ischia che avevo frequentao prima da ragazzo e poi negli anni della gioventù, era ormai tutto cambiato. In meglio?
(Per saperne di più potete leggere la rubrica “IL RE E’ NUDO”)
