Benvenuta Primavera
di Reri
È la festività di San Giuseppe ad annunciare con due giorni d’anticipo l’arrivo della primavera.
Al bastone fiorito del padre putativo di Gesù, è stata tra l’altro, ispirata la ghiotta ‘graffe’ nella sua originaria piccola forma ritorta e ricoperta di zucchero. E questa ha preannunciato a sua volta, una zeppola più grande, ovvero quella ben gonfia e a forma rotondeggiante, straripante di crema e di marmellata di ciliegie. La leggenda vuole che il dolce, il dorato bignè, si ispiri al sole e quindi alla stagione del mandorlo fiorito.
I cultori della gastronomia dolciaria non dimenticano che la ‘zeppola’ nella sua denominazione sta per infarcire, ovvero per ‘inzeppare’ come s’è detto, l’adescante ghiottoneria. E per gustare per bene quest’ultima, c’è da prenderla tra il pollice e il medio della mano destra, spingendola delicatamente in bocca con l’indice: un’autentica delizia del palato! V’è poi chi è magari abituato – suo malgrado – parlare ‘ cu ‘a zeppola ‘mocca’, ma questo è tutt’altro discorso!!
‘A mazzarella ‘e San Giuseppe
di Reri
Agosto 1713. Torna a Napoli il tenore Nicolino Grimaldi. È raggiante di gioia per i consensi ottenuti al Teatro La Fenice. La sua tournée veneziana si è rivelata un autentico successo. Le famiglie aristocratiche a sera, dopo lo spettacolo, hanno fatto a gara per averlo ospite alle cene organizzate in suo onore. Al mattino poi il cantante se n’è andato a passeggio tra gli antiquari alla ricerca dei pezzi rari da porre in mostra sulle consolle del suo appartamento partenopeo. Un bottegaio gli ha smerciato un orologio ad acqua assicurandogli che era preda delle Crociate. Lui ci ha creduto ed ha elargito senza pensarci su, i settanta scudi richiesti. Oltretutto il maggiordomo che lo accompagnava, ha detto che era un vero affare. Magari il compare di turno gli ha promesso la percentuale sottobanco.
Ma non basta, prima di lasciare la città della laguna, il signor Grimaldi è stato agganciato da un altro robivecchi e questi, portandolo nella sua merceria, gli ha mostrato un tronchetto poggiato su un panno di velluto rosso. – “guardi quello” (gli ha sussurrato in un orecchio),”se lo vuole comprare, faccia pure. Me ne privo però malvolentieri. Pensi che si tratta di un pezzo del bastone su cui si poggiava San Giuseppe, nell’accompagnare Maria alla grotta di Betlemme!”.
Sentito questo l’artista, che assieme a una discreta voce si porta da sempre appresso un bagaglio di ignoranza, non ci ha visto più. Gli è parso che il chiarore della Grazia lo illuminasse, lo folgorasse, al punto da renderlo cieco.
– “chissà” – Ha commentato tra sé e sé – “che magnifica figura farò al mio ritorno a Napoli tra la gente del quartiere. Per non parlare dell’invidia che scatenerò tra gli amici!”.
Così i cinquecento scudi, richiesti dall’imbroglione, gli sono parsi addirittura un nonnulla per un’occasione di tal fatta. Tornato nel suo magnifico, accogliente appartamento, il Grimaldi ha subito tenuto fede al programma prefisso. Il bastone è stato poggiato sull’altarino della Cappella di famiglia, e quelli del rione si sono andati a genuflettere dinanzi alla falsa reliquia. Qualcuno con le mani giunte in preghiera, ha addirittura rubacchiato una scheggia del ramo, un po’ a ricordo dell’eccezionale pellegrinaggio ed un po’ per farsene una personale reliquia. Ed ecco che con questo sistema il bastone sì è andato lentamente assottigliando.
Per evitare che il cimelio scompaia del tutto, Nicolino Grimaldi ha posto allora, a lato dell’altare il proprio cameriere, e questi nel suo parlar veneto, raccomanda agli avidi visitatori: “Bada ben de non sfregolar la masarea de San Zusepe”, che poi dialettalmente tradotto equivale a dire: “Vire bbuono ‘e nun sfruculià ‘a mazzarella ‘e San Giuseppe!”
(Un altro piacevole racconto di Reri, potete trovarlo nell’allegata rubrica ‘IL RE È NUDO’